La Terra Desolata è sempre più desolata

Nel 1922 il poeta anglo-americano Thomas Sterns Eliot pubblicò il poemetto “The Waste Land”, ad oggi considerato uno dei più grandi capolavori della poesia modernista. Eliot faceva parte di quella schiera di intellettuali londinesi che descriveva e criticava il malessere esistenziale dell’uomo medio agli inizi del Novecento: in quegli anni il Regno Unito si trovava a combattere contro se stesso, una società colonialista, reduce dal lungo regno della regina Vittoria che riuscì ad imporsi come personaggio chiave durante tutto l’arco di tempo in cui ella sedette su trono, la cosiddetta età vittoriana (1837-1901). Sin dalle prime righe del lavoro di Eliot ci è evidente come esso sia una parabola allegorica del presente, della vita “guasta” dell’uomo moderno, una parabola che oggi è ben possibile replicare; la vediamo ogni giorno, in ogni notiziario: una terra guasta, un’inferno dantesco che si replica nelle più grandi metropoli mondiali.

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Il poemetto di Eliot ci si presenta come un’opera ricca di citazioni, un grande debito nei confronti delle letterature mondiali: dalla dedica iniziale a Ezra Pound (“Al miglior fabbro”, chiara citazione dantesca) fino alla celeberrima chiusura di “The Burial of the Dead” in cui il poeta cita direttamente “Le Fleurs du Mal” del francese Baudelaire:

You! hypocrite lecteur!- mon semblable,- mon frère!

Quest’ultima frase riflette il senso più intimo del poema: non è il singolo, ma l’umanità intera ad essere condannata; l’uomo moderno si trova sempre più annientato dalla noia, dalla depressione e da tutto quanto di negativo ma riesce a trasformare la propria sofferenza, a mascherarla con qualcosa di più piacevole. E così ci ritroviamo ogni giorno davanti ad uno scenario sempre peggiore, sempre più falso, tanto per citare Eliot “Unreal City!”. The Waste Land rappresenta da un lato la “terre gaste”, il luogo tipico dei poemi epico-medievali che faceva da sfondo alla ricerca del Graal (uno dei temi fondamentali dell’opera modernista) e dall’altro lato rappresenta la mortale società europea, l’occidente sempre più ferito e morente, una terra che se era desolata cento anni fa adesso non si è di certo rialzata. L’insoddisfazione, la noia, il voler ottenere tutto subito, l’ansia sociale, la corruzione, l’inquinamento, la depressione, la paura di morire: tutti problemi dei contemporanei di Eliot oggi amplificati. Ma perchè non ci rialziamo? Perchè accettiamo la sofferenza senza muovere un dito? Quando tutto diventa straniero e niente ci riguarda, quando tutto è grigio e niente chiaro capiamo che è arrivato il momento di smettere di pensare troppo e sentire troppo poco. Il momento di conoscere tutto per amare tutti.

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