Se l’alternativo va di moda. Non lo fareste anche voi?

Innegabilmente la moda influenza da sempre il nostro modo di essere e soprattutto di agire con in pubblico quando ci troviamo con altre persone: decidere come vestirsi, cosa guardare, che genere di musica ascoltare sono tutte azioni molto spesso influenzate dal giudizio estetico degli altri. E allora sono in molti che insicuri e con il bisogno materiale di ricevere apprezzamenti seguono i canoni estetici ai quali vengono sottoposti quotidianamente dai mass media e dalle persone che frequentano, onde evitare di attirare a se l’onta di essere diversi, quasi fosse un peccato capitale. E allora vediamo decine di ragazzi e ragazze omologati, che vestono allo stesso modo, audreyhepburn1che ascoltano la stessa musica come se fossero prodotti in serie; e capita molto spesso che alcune tendenze morte da tempo ritornino in auge oppure che altre vengano definite “ridicole” in un contesto lontano al loro. Dive dall’eleganza assoluta e femminile, ragazze emancipate in jeans, parrucche stravaganti e glitterate, dagli anni ’50 agli anni ’80 la moda ha fatto diversi cambiamenti e nuove tendenze hanno superato le vecchie.

Poi negli anni novanta è successo qualcosa di straordinario: un piccola rivoluzione adolescenziale che nasce attraverso l’arte. Negli anni novanta possiamo ammirare la nasicita del grunge ed infine la vittoria degli alternativi: essere diversi non solo va bene, ma adesso è anche figo. Ognuno di questi cambiamenti è ovviamente fondamentale e positivo: esprimere la propria diversità e le proprie inclinazioni personali sono cose estremamente positive, ma le cose si fanno diverse quando si arriva a perdere la propria identità di giudizio personale per amalgamarsi ad un gruppo ristretto (che poi tanto ristretto non è) e ovviamente alternativo. Perchè la verità è che oggi, nel ventunesimo secolo, l’apparire è l’unica cosa che conta, e guai ad apparire troppo diversi o troppo conformi alla massa. Non so se sia giusto però, analizzando il problema, dire che il “conformismo anticonformista” sia un fenomeno nuovo quando potrebbe in realtà essere sempre esistito ma adesso amplificato dai media: se ti piace la musica rock tutto il resto ti fa schifo, devi farti crescere i capelli, odiare la trap e suonare la chitarra. Ed è quando lo stereotipo diventa realtà quotidiana che bisogna cominciare a preoccuparsi perchè il fenomeno è davvero allarmante: viviamo in una società vuota, chiusa, in cui ogni individuo perde la propria personalità, la propria spiritualità in nome di codici e norme del gruppo a cui sceglie di appartenere. Ci si convince di essere diversi dalla massa, e forse lo si è, ma certamente non si è se stessi. Se un prodotto è popolare deve per forza essere commerciale, se qualcosa è di nicchia invece sono gli altri a non afferrarne la grandezza artistica. Viviamo in una società che non valuta le intenzioni, che non valuta l’interiorità di un individuo ma solo il modo in cui lo stesso si presenta, siamo così annichiliti e vuoti che ci dimentichiamo cosa significa provare, fallire. Vogliamo tutto e subito e non sappiamo cosa vuol dire la conquista: una generazione viziata, in cui è importante solo mostrarsi migliori degli altri. Ma infondo la colpa di questo a chi va data? Non lo fareste anche voi?

 

 

 

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